Fær Øer

262 Kilometri

4120m di Dislivello

60.000 abitanti, 80.000 pecore.

Ho deciso di andare alle Fær Øer perchè, curiosando su internet, ho trovato recensioni di viaggi in bici in qualsiasi stato del mondo tranne che qui. L’idea di andare ad esplorare un luogo di cui non avevo letto nulla mi affascinava. Confesso che non ho proprio valutato l’idea di andare in paesi caldi. L’anno scroso durante il https://fromlegnanoto.com/from-legnano-to-palermo/ ho perso ben 12kg, quindi l’idea di pedalare al fresco mi ispirava.

Il viaggio ha inizio il 6 Agosto da Malpensa dove, dopo una notte insonne sul pavimento dell’aeroporto, finalmente mi imbarco e vedo la mia bici essere caricata…..peccato che non ho saputo per 48h dove diavolo fosse finita!! Ci arriveremo nel corso del viaggio alle motivazioni dello smarrimento ciclistico. 

Dopo uno scalo a Parigi, uno a Copenaghen, ecco che arrivo alle “famose” isole FarOer. Già dall’aereo lo spettacolo è assurdo: queste muraglie di erba che si ergono verso il cielo, scogliere a perdita d’occhio. Sono molto motivato, scendo dall’aero e mi reco per il primo tampone. Poi eccomi davanti al nastro bagagli e….non c’è.

L.A. B.I.C.I. N.O.N. C.E‘.

Io e una coppia di ragazzi italiani ci rechiamo al desk di Atlantic Airways i quali già ci aspettavano con i moduli, erano al corrente che non erano stati imbarcati i bagagli e la cosa mi ha rassicurato. Ci informano che possiamo tornare alla sera quando atterra il volo successivo. 

Gentilmente la coppia mi offre di passare il pomeriggio con loro dato che hanno la macchina, accetto molto volentieri. Andiamo verso Nord a vedere la cascata che sfocia sul mare raggiungibile con una breve camminata.

Dopodichè, mancando ancora 3 ore all’arrivo dell’aereo e della bici (ero sicuro sarebbe arrivata, ne ero convinto…) ci dirigiamo a sud di Sorvagur andando a vedere le scogliere. Guidava la ragazza, la strada era stretta e ci siamo trovati di fronte un pick-up: passo io, passi te…alla fine abbiamo fatto retromarcia e…siamo finiti nel fosso. 

Fortunatamente il ragazzo (dice che aveva 19 anni, già 16 erano tanti secondo me) ci tira fuori in poco tempo.

Torniamo in aeroporto, convinti che finalmente siano arrivati i bagagli ma, è arrivato solo il bagaglio del ragazzo.

Sono ormai le 21, con tanta tristezza accetto una gioia: i ragazzi mi offrono di dormire nel loro cottage per poi al mattino tornare in aeroporto dove  sarebbero dovuti arrivare i bagagli mancanti (tra cui la bici!!)

Al mattino già alle 5 sono sveglio dall’ansia, finalmente sono le 7 e ci dirigiamo direzione aeroporto. Ovviamente, è arrivato il bagaglio mancante della coppia ma non la mia bici. Saluto i ragazzi ringraziandoli e inizia un lungo accampamento di ben 34 ore in aeroporto si Sorvagur, forse il mio garage è più grosso.

In questa attesa lo sconforto e le imprecazioni si sono alternati, specie dopo che la ragazza di Atlantic Airways si è avvicinata con un post-it chiedendomi di che colore è la bici, cosa c’è dentro ecc. Stupito, rispondo e le chiedo il perchè di queste domande: mi confessa che a Copenaghen ci sono 8 cartoni di biciclette che non sanno di chi siano. OTTO!! ci sono altre 7 persone che attendono la bici chissà in quale parte del mondo!!!

Inizio a trovare soluzioni alternative tra cui la carrozzina e girare in autostop…

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Finalmente, dopo ben 48h di ritardo, la bici arriva! 

La assemblo in tempo record, faccio per partire e….la ruota non gira. Smonto la ruota, la rimonto, ma niente: non gira. Guardo il cambio ed è completamente storto.

Mi sono ricordato della canzone “devi stare moolto calmo” di Neffa, ma un calcio a una sedia l’ho tirato. 

Riesco a raddrizzare il cambio con le mani quel tanto che basta per far si che la ruota giri, faceva abbastanza casino ma volevo pedalare. Quindi si parteeee!!

Pedalare alle Faroer è qualcosa di incredibile e paradossalmente facile:

  • incredibile per gli scenari unici che si vedono, non esistono boschi ma soltanto montagne di erba che fanno da scogliere.
  • “Facile”, dislivello a parte, perchè non ci si può perdere. Infatti c’è solo una strada sulle 18 isole e sono tutte collegate da tunnel sottomarini illuminati riproducendo il mare. 

Ovviamente avendo avuto 2 giorni di ritardo ho dovuto ridurre alcune tappe ma ho deciso di tenere quella che, in teoria, doveva avere il panorama più suggestivo: ovvero l’escursione al faro sull’isola di Kalsoy

Per prendere il traghetto in tempo, decido di accamparmi abusivamente dietro a un concessionario. Il campeggio alle Faorer è concesso solo nelle aree attrezzate, però non avevo molta scelta essendo la prima area camping ad altri 80km ed erano già le 21. 

Al mattino prendo il traghetto che, con 20 minuti, mi porta a Kalsoy. L’isola è abbastanza piccola, 30km e si arriva all’inizio del sentiero che porta al famoso faro che dovrebbe essere bellissimo. 

Il trekking è abbastanza breve, circa 20 minuti per arrivare al faro e godersi il panorama….ah no, sono sfigato e la nebbia rimane. 

Aspetto un ora..ok un ora e mezza, un ora e 45…ma nulla. Sempre e solo nebbia.

Lo stomaco inizia a brontolare e decido di scendere per andare a mangiare qualcosa. 

La particolarità delle Faroer è che a loro, abitanti locali, non interessa praticamente nulla del turismo. Infatti, su questa isola dove c’è uno dei trekking più famosi, non c’era nemmeno un paninaro. 

Fortunatamente esiste il mio fantastico cibo disidratato: porti l’acqua a ebollizione, versi nella busta, attendi 8 minuti ET VOILA’!! Cotto e mangiato.

Passo la notte sull’isola di Kalsoy, al mattino successivo mi dirigo verso nord per esplorare il “nulla più assoluto”. 

Per fare il giro completo dell’isola di Vidoy bisogna percorrere due gallerie dove la luce non esiste. Si tratta appunto di vecchie gallerie risalenti a non si sa quando i cui sensi di marcia sono regolati da un semaforo che sa a quanto vanno le macchine ma non le bici…ecco appunto..

Mi sono ritrovato per due volte con le macchine che provenivano nel senso opposto a velocità sostenuta costringendomi a fermarmi e utilizzare la torcia per fare segnali luminosi…immaginate voi, vivo per miracolo. Ovviamente avendo rischiato la vita non potevo essere premiato che con un bel nebbione di cui vi risparmio le foto.

Decido di andare verso il prossimo campeggio a circa 30km. Per raggiungerlo c’era da fare un fantastico tunnel sottomarino. A circa 3 km dall’uscita del tunnel, quindi risalendo il fiordo in salita, vedo dei lampeggianti dietro di me: “ninonino”, si mettono davanti, paletta e mi scortano all’uscita. In quei 3km, non sapendo cosa volessero, ho anche pensato di fare ditetrofront e scappare. Poi però mi sono ricordato che, seppur avrei avuto la discesa a favore, dopo mi sarebbero toccati 5km di salita. Quindi li ho seguiti. Usciamo dalla galleria e il poliziotto mi urla:

“Where do you have the lights?”

Gli rispondo che le avevo nella borsa, il tunnel era illuminato quindi non pensavo servissero…(in realtà si erano scaricate e non c’era nessuno che vendesse le pile..o meglio c’era ma a 80km)

“This is not the point!!”never do tunnels without lights again !!

Mi scuso, mi prende i dati del passaporto e se ne va. Ecco, ovviamente 1km più avanti ci sarebbe stato un tunnel lungo SOLO 200m, illuminato a giorno. Sono entrato in paranoia.

“..e se mi aspetta alla fine del tunnel? e se alla fine c’è un’altra pattuglia che ha avvisato?” Cerco delle alternative.

L’unica alternativa era quella di ripercorrere TUTTO il fiordo sopra al tunnel, allungando di ben 80km. LA MORTE. Ma non ho avuto scelta…

Sono stati 80Km abbastanza impegnativi, alla fine di una salita ho dovuto spingere la bici perchè le gambe erano diventate come due betulle. Però almeno era uscito il sole. 

Il viaggio, la prima parte, è praticamente agli sgoccioli: l’indomani mi recherò nella capitale Torshavn dove mi imbarcherò per l’Islanda.

Arrivato nella capitale mi sono convinto a cercare un ciclista per riparare il cambio. Come si usa in tutti questi paesi piccoli, ovviamente non ce lo aveva ma “ce l’ha un mio amico”. Fortunatamente dopo vari intoppi siamo riusciti a farlo combaciare con la mia bici.

Il viaggio verso l’Islanda mi ha permesso di ammirare uno dei tramonti più belli mai visti in vita mia gustandomi una fantastica Foroya Bjor, tipica birra faroense.