Islanda

1202 Chilometri

8200m di Dislivello

Dopo le Far Oer potevo tornare a casa.... ecco, potevo

Per arrivare in Islanda si può farlo in aereo ma, provenendo dalle Far Oer, ho deciso di arrivarci con un bel traghetto di 12 ore. L’aereo l’avevo scartato specialmente dopo la disavventura dei primi due giorni qui descritti

Scesi dal traghetto c’è il consueto controllo del green pass e tampone. Eggià, si sono inventati due giorni prima della partenza l’obbligo del tampone. Quindi ho dovuto prenotarne 3 in giro per le Far Oer dato che non avevo chiaro di dove sarei arrivato e quando. Fatto sta che, quelli con le bici (io, me e medesimo) neanche ce l’hanno chiesto. Quindi, SI PARTE!!

Parlano di me

Ovviamente tra tutti i posti comodi dove potesse arrivare la  nave hanno scelto il più comodo: Seydisfjordur, un piccolo villaggio situato in un fiordo. Per uscire da questo villaggio bisogna ovviamente risalire il fiordo. Quindi, 5 km di salita e ben 600m di dislivello avvolto nella nebbia più totale. Giunto in cima, non vedendo nulla, decido di scendere verso l’ignoto ed ecco che, FINALMENTE, sole.

Sole, caldo e visibilità a perdita d’occhio..un sogno!!

Talmente un sogno che ho pedalato addirittura in maglietta a maniche corte, cosa che in fase di preparazione del viaggio nemmeno avevo preso in considerazione.

Arrivo alla fine della prima tappa alle ore 12 dopo una visita alla prima cascatella islandese. 

Decido cosi di proseguire per altri 40km pensando:

“non c’è vento, c’è un bel sole e  mi sento in forma”. L’avessi mai fatto!!

Mi trovo a pedalare per quello che sarebbe stato il panorama dei prossimi 10 giorni: una strada, paletti gialli che la delimitano e…vento. Il vento islandese non è come quello che si incontra sulla varesina o sul lago di Como, è un vento che non da tregua e ti costringe in discesa a pedalare. Ebbene si, in discesa con ben 100kg (tra me e la bici) ero costretto a pedalare senza tregua.

Per concludere la serata in bellezza avevo voglia di pizza, quindi mi dirigo verso l’unica pizzeria che mi sbatte la porta in faccia dicendomi che erano aperti solo per i camionisti (??).

Percorro gli ultimi 20km in discesa costretto a pedalare, arrivo al campeggio stremato tant’è che faccio per appoggiare il piede dimenticandomi di averlo attaccato e….PATAPUM giù per terra scatenando le risate di alcuni crucchi.

Per concludere la serata in bellezza avevo voglia di pizza, quindi mi dirigo verso l’unica pizzeria che mi sbatte la porta in faccia dicendomi che erano aperti solo per i camionisti (??).

I 3 giorni successivi sono stati abbastanza simili tra loro: mi alzavo con una pioggia fine ma fastidiosa, piegavo la tenda bella inzuppata e iniziavo a pedalare. I paesaggi erano tanto belli quanto alienanti, una strada delimitata da un paletto giallo ogni 50m. La cosa bella del nord dell’Islanda è che passava una macchina ogni 2 ore, infatti la città più popolosa si trova a circa 3-4 ore(di macchina) da dove ero io.

 

La cosa bella di questi posti, oltre a incontrare poca gente e vivere a contatto con la natura, sono le terme gratis. Basta addentrarsi un po’ che si trovano pozze di acqua calda dove potersi immergere..una gioia!! 

Ho avuto modo di conoscere in un ristorante un ragazzo che si è trasferito dall’Italia al nord dell’Islanda proprio per questa ragione, ovvero per essere isolato e godersi la natura. Fortunatamente era tanto eremita quanto un bravo cuoco e ha saputo restituirmi le energie con un bel pranzo.

I 3 giorni successivi sono stati abbastanza simili tra loro: mi alzavo con una pioggia fine ma fastidiosa, piegavo la tenda bella inzuppata e iniziavo a pedalare. I paesaggi erano tanto belli quanto alienanti, una strada delimitata da un paletto giallo ogni 50m. La cosa bella del nord dell’Islanda è che passava una macchina ogni 2 ore, infatti la città più popolosa si trova a circa 3-4 ore(di macchina) da dove ero io.

 

La cosa bella di questi posti, oltre a incontrare poca gente e vivere a contatto con la natura, sono le terme gratis. Basta addentrarsi un po’ che si trovano pozze di acqua calda dove potersi immergere..una gioia!! 

Ho avuto modo di conoscere in un ristorante un ragazzo che si è trasferito dall’Italia al nord dell’Islanda proprio per questa ragione, ovvero per essere isolato e godersi la natura. Fortunatamente era tanto eremita quanto un bravo cuoco e ha saputo restituirmi le energie con un bel pranzo.

Ed eccoci finalmente arrivati alla mitica F35, la Off-Road islandese che taglia da Nord a Sud l’isola. Ho deciso di percorrere questa off road (ce ne sono tantissime in Islanda) perchè è classificata come la più facile, anche se qualche insidia la riserva….

Il primo tratto è molto suggestivo, si abbandona il verde dei prati per addentrarsi in questo paesaggio lunare che mai avevo avuto modo di vedere altrove. 

Dovevo pedalare soltanto 50km per arrivare al campeggio/rifugio. A circa 20km dall’arrivo, anzi dal presunto arrivo, ecco che inizia un acquazzone epocale. Mi imbacucco per bene e continuo a pedalare. Incrocio un ciclista, anzi quasi mi scontro dato che pedalavo testa bassa perchè l’acqua entrava ovunque! Era un francese, scambiamo qualche parola e mi dice che dietro la curva c’era il rifugio.

EVVIVA!

Lo saluto e arrivo al rifugio. Mollo la bici ed entro convinto, mi tolgo le scarpe dirigendomi verso la sala comune. Mi viene incontro una persona, gli chiedo un the caldo o qualcosa per scaldarmi e………nulla, il tipo mi dice che è tutto prenotato per una ripresa cinematografica e non posso nemmeno mettere la tenda, in sostanza mi ha cacciato senza nemmeno un the. 

Riprendo a pedalare desolato, almeno la pioggia ha smesso. Guardo sulla mappa e c’è un “oasi di geyser” a 40 km. Fortunatamente ho avuto l’intuizione a un bivio di chiamare il campeggio per chiedere l’esatta direzione, avessi seguito l’istinto iniziale sarei andato chissa dove..

Arrivato all’oasi l’emozione è stata incredibile. Non avevo ancora visto un geyser e finalmente erano proprio li davanti a me.

Riprendo a pedalare desolato, almeno la pioggia ha smesso. Guardo sulla mappa e c’è un “oasi di geyser” a 40 km. Fortunatamente ho avuto l’intuizione a un bivio di chiamare il campeggio per chiedere l’esatta direzione, avessi seguito l’istinto iniziale sarei andato chissa dove..

Arrivato all’oasi l’emozione è stata incredibile. Non avevo ancora visto un geyser e finalmente erano proprio li davanti a me.

Al mattino, ripiegata la tenda bagnata come ogni mattina, riparto verso sud. L’obbiettivo di oggi è di arrivare alla fine della F35, principalmente perchè altri rifugi non c’erano. Obbiettivo rispettato ma…che male!! la strada per i restanti 60km si è rilevata una tortura: era tutto uno sterrato cingolato, ogni 10 minuti ero costretto a fermarmi perchè avevo il culo che faceva male, non c’è fondello che tenga. E’ stata una cosa assurda, avevo previsto di tutto tranne la possibilità di una strada cosi di m***a.

Fortunatamente era uscito il sole che mi ha sollevato l’umore. Il paesaggio come potete vedere dalle foto è qualcosa di unico, purtroppo interrotto ogni tanto da nuvole di terra causate dalle jeep di passaggio.

Finita la F35 finalmente ero a sud dell’Islanda, avevo intenzione di percorrere un tratto verso est per poi tornare a ovest direzione aeroporto. L’intenzione di andare verso est è durata 20km: c’era un traffico assurdo, non quello islandese bello ed educato ma quello da tangenziale alle 17. Cosi ho deciso di dirigermi subito verso ovest andando a vedere il vulcano che stava eruttando, ovviamente ha smesso prima che io salissi sulla montagna e ha riniziato appena ho ripreso a pedalare. 

Consultando il meteo vedo che le previsioni danno 4 giorni di pioggia torrenziale, pertanto decido di anticipare di qualche giorno il volo di rientro e rientrare in Italia. Mi dirigo verso l’aeroporto con un ansia mica da poco:

“Come c***o imbarco la bici?”

Ovviamente il cartone della bici utilizzato all’andata è rimasto alle Faroer, avevo chiesto ad alcuni bar la possibilità di spedirgli un cartone della bici ma mi avevano chiesto 10€ al giorno, FOLLI!!

Avevo letto che molti ciclisti, arrivando in aereo, lasciano i cartoni delle bici fuori dall’aeroporto. Quindi decido di dirigermi in aeroporto con ben 40 ore di anticipo cosi, nel caso non ci fosse stato il cartone, avrei avuto il tempo per trovarlo. 

Sulla strada che conduce all’aeroporto, ecco che incontro 3 belgi che anch’essi si dirigono in aeroporto fiduciosi di trovare un cartone. Inizia cosi una “gara” tant’è che inavvertitamente tocco con le borse un ciclista rischiando di ucciderlo. Arriviamo in aeroporto, nessun cartone. I belgi se ne vanno verso Reykjavik, io non mi do pace: è impossibile che non ci sia un cartone, tantissimi ciclisti ho incontrato quindi deve esserci. Vedo un cassonetto, un grande cassonetto, lo apro e….ECCO IL CARTONE. 

 

Il viaggio è finito, 40 ore di comoda attesa in aeroporto senza nessun bar aperto e torno in Italia (affamato). E’ stato un viaggio spettacolare, meno stancante del https://fromlegnanoto.com/from-legnano-to-palermo/ ma più emozionante per i panorami visti.